Lavagne e Corridoi

Una scuola che non rifiuta: reinventa e rimette in gioco

6 Lug , 2015  

famiglia moderna

Tra Calvino e Bruno Munari

“Pulizie di casa” il 18 maggio scorso a scuola. Gli studenti del biennio e i loro professori del “Podesti-Onesti” di Ancona hanno pulito e raccolto rifiuti negli spazi esterni dei plessi dell’istituto, in collaborazione con Anconambiente (l’azienda semi-municipalizzata che gestisce dei servizi di igiene urbana della provincia di Ancona), che ha fornito sacchi, guanti e scope. I più giovani dell’Istituto hanno messo le basi per uno stile di vita eco-sostenibile che vorrebbe ispirare un nuovo anno scolastico,dal prossimo settembre 2015, che sia da monito a tutto il personale del “Podesti-Onesti”.

Sensibilizzare gli studenti verso comportamenti eco-sostenibili, non solo è importante per mettere le basi per la costruzione di un mondo futuro più pulito e trasparente. Porta infatti a maturazione le competenze della riflessione logica e del pensiero creativo, entrambe utili alle professionalità che gli allievi intendono costruire.

La riflessione logica è stimolata perché differenziare i rifiuti significa definirli con le stesse competenze che si usano nel processo dell’articolazione di un concetto.Il pensiero creativo è sollecitato perché riciclare significa inventare un nuovo uso per un oggetto che non è più valido per il suo vecchio utilizzo.

I ragazzi e i professori, muniti di guanti e sacchi, si sono divisi lo spazio esterno ed hanno raccolto mozziconi di sigaretta, lattine, cartacce, avanzi di cibo sparsi fuori nel prato che corre tutt’attorno il complesso degli edifici scolastici. Quindi il materiale è stato ordinato e raggruppato per tipologia. Inoltre, dalle 10,30 in poi (approfittando della giornata di sole) i banchi sono stati spostati dal chiuso delle aule all’aperto ed è stato allestito un “laboratorio liberatorio” ispirato ai “Lib lab” di Bruno Munari, il fantasioso designer italiano che ha lasciato tanta esperienza al settore della pedagogia infantile e del pensiero creativo. Marisa Melonaro e Daniela battaglia, due maestre di Scuola Primaria, esperte del metodo Munari, hanno gentilmente prestato al nostro Istituto la loro conoscenza ed esperienza.

Non tutti gli studenti hanno partecipato al laboratorio, perché anche la creazione artistica necessita di un pensiero libero, elastico ed in sintonia con la parte emotiva. Nessuno è stato forzato. Semplicemente è stato seguito il detto cinese molto caro a Munari: “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”. Obbligare qualcuno al fare creativo significherebbe educarlo al pensiero paradossale.

La scuola è abituata alla valorizzazione dell’usato. Usufruiamo di materiale lasciato in consegna da altri studenti, ci si siede su sedie non nuove, si scrive su lavagne e computer utilizzati centinaia di volte. Con questa iniziativa si è voluto rilanciare il valore del recupero dello scarto e della sua “reinvenzione funzionale”

L’iniziativa è stata battezzata “Non rifiuto, ma reinvento e riuso” perché il concetto di fondo voleva essere, simbolicamente, quello dell’evitare il rifiuto di chi, nella scuola, è diverso per cultura o per capacità; anche quegli alunni che si “disperdono” nella mancanza di puntualità e nella frequenza scolastica irregolare hanno diritto di essere riconsiderati e reinseriti. Di potersi rimettere in gioco. I ragazzi del nostro Istituto appartengono a diciotto etnie diverse. Dieci di queste etnie sono rappresentate da bandiere infilate in un supporto realizzato anch’esso con materiale di riciclo dalla classe IIM, sotto la guida del prof. Abbruciati.

Calvino nelle “Città invisibili” descrive Leonia, la città che rifà se stessa tutti i giorni, tanto che i resti della città del giorno prima aspettano il carro della spazzatura. Nel racconto, la ricchezza della città si vede dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove: la passione di questa città è forse l’espellere, più che il godere di cose diverse, scrive Calvino.

Molti dei manufatti usciti dal laboratorio creativo che ha concluso la raccolta dei rifiuti sono antropomorfi. Lo studente Lorenzo Mazzuferi, della Prima F dell’indirizzo Grafici, ne ha presi alcuni e li ha inseriti in una cornice di fantasia: la foto di un rito matrimoniale suggellato da un officiante alla presenza di figli e animali. Uno dei manufatti sembrerebbe un mammuth. E’ l’unico che guarda il fotografo mentre immortala l’unione naturale che chiamiamo “famiglia”. Di qualunque composizione essa sia, la famiglia è un’unione che resiste. Esiste. Fa parte dell’uomo come essere sociale. Quello che conta per parlare di “famiglia”, come scrive Chiara Saraceno, è dare una continuità all’impegno affettivo. E anche gli animali sono ormai parte essenziale della nostra rete familiare.

La foto di Lorenzo si intitola “Famiglia moderna”. Potrebbe servire agli insegnanti della disciplina di Scienze Umane per illustrare la famiglia nella “società liquida”.

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