Lavagne e Corridoi

Michele Mancini ci aiuta a ricordare

4 Mar , 2016  

Lo scorso 25 gennaio 2016, anticipando di poco il giorno della memoria, l’istituto Podesti-Onesti di Chiaravalle, ha fatto silenzio e si è fermato ad ascoltare le parole e le profonde riflessioni di un ex alunno, poi soldato, poi alfiere della libertà ed oggi abile narratore: Michele Mancini.

L’incontro, organizzato in collaborazione con l’A.N.P.I. è avvenuto in aula magna, dove le classi quarte e quinte  attendevano di conoscere di persona questo piccolo grande chiaravallese per poter guardare in modo diverso dal solito, più diretto e autentico, un pezzetto della nostra storia, quella storia ancora così vicina ma che andrebbe perduta se non capitasse ogni tanto di poter ascoltare dal vivo chi l’ha vissuta e certamente tessuta.

Microfono in mano, sguardo fiero e ridente, timbro caldo e sicuro, Michele Mancini, classe 1921, ha tenuto per più di due ore avvinta la platea con i suoi racconti pieni di energia, di lucidità e di passione per la patria, il coraggio e la libertà. Senza mai sedere, anzi tirandosi spesso sulle punte dei piedi per poter arrivare anche con lo sguardo  fino alle ultime file,  ci ha raccontato un pezzo della sua vita, quello compreso tra il luglio del 1943 e l’agosto del 1945, quando era in atto la seconda guerra mondiale e lui, come tanti altri soldati italiani catturati dai tedeschi dopo l’armistizio, dovette scegliere tra esser libero fuori ed esserlo dentro. Michele Mancini e, con lui, molti altri giovanissimi scelsero di essere liberi dentro, di accettare la prigionia (25 lunghi mesi) e quindi una vita di stenti, di duro lavoro, di lontananza per poter raccontare un giorno, alla fine di tutto, che si può rinunciare a tutto ma non ai propri ideali.

Ci ha parlato con tanta emozione di quando si è trovato a vivere giorni cruciali, per sé e per l’Italia intera: l’addestramento nella caserma di Padova, dove la vita era scandita da squilli di tromba e istruzioni militari; la guardia all’aereoporto che, a partire dall’ 8 settembre ’43, era oggetto di attacchi da parte dei tedeschi che infatti, già il giorno dopo, l’avevano occupato; infine il 13 settembre di quello stesso anno, giorno in cui Michele Mancini fu caricato sul treno insieme a altri soldati con direzione Meldorf, Germania. Qui la sua vita cambiò, si ritrovò a lavorare per le truppe tedesche nemiche della sua patria e così evitò di dover uccidere o maltrattare gli italiani in loro nome.

Dopo 25 lunghi mesi di prigionia la guerra finì e a vincere ed alzare la bandiera tricolore furono gli italiani che come lui nel campo ricevettero la notizia della resa tedesca; “… venne fatta una bandiera tricolore, con degli stracci usciti da non so dove,venne attaccata a un’asta da bandiera che si trovava sulla riva del mare e piantata nel centro del cortile del campo –ha ricordato un emozionato Michele Mancini-. La bandiera fu issata con i tre squilli regolamentari, mentre tutti noi sull’attenti facevamo il saluto militare e molte lacrime bagnavano i nostri occhi …” .

 Poi iniziò il viaggio di ritorno alla propria terra ed alle care radici, terminato il 25 agosto 1945.

Quando il racconto si è interrotto,dopo un istante di silenzio, sono scrosciati gli applausi. Così tra foto ricordo, gratitudine e promesse, gli studenti hanno lasciato andare a malincuore quel nonno tanto prezioso, fieri di poter tenere ora fra le mani il libro delle sue memorie.

 di Imen Yacoubi  4A Chiaravalle

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