Lavagne e Corridoi

Attimi; 1969

7 Apr , 2021  

La prof di Italiano ci ha proposto una serie di foto del passato, circa negli anni 60, da cui trarre ispirazione per scrivere un racconto. I racconti migliori diventeranno un ebook che realizzerà la classe 4F di Grafica in collaborazione con l’associazione culturale CIVICO ZERO, idee in movimento  .

Io ho scelto una foto di un ragazzo su una moto…e questo è il racconto che ho scritto e voglio condividere con voi.

                                                                                       Attimi; 1969
Mentre sistemavo le cianfrusaglie in soffitta questa mattina, ho trovato in una scatola nascosta, una vecchia foto sbiadita che ha fatto riaffiorare  in me diversi ricordi. Erano gli anni Sessanta quando, all’età di diciassette anni incontrai il ragazzo della foto in bianco e nero sulla motoretta; si chiamava Thomas aveva gli occhi di un verde smeraldo acceso e capelli castani. Indossava sempre un cappello nero con la caratteristica fascia rossa, proprio come nella foto. Di lui mi colpì il  carattere, davvero maturo per la sua età.
Specialmente a noi ragazze, non era permesso uscire a lungo e trascurare i lavori casalinghi, e per quel poco che riuscivamo cercavamo sempre di passare il tempo nei migliori dei modi. Noi eravamo solite a prenderci un gustoso gelato e a sederci vicine, parlando delle nostre vite e dei nostri sogni e quelle che avevano la fortuna di avere un ragazzo al loro fianco, la maggior parte delle volte finivano per fargli passare il tempo con noi.

Ricordo il giorno in cui ci incontrammo per la prima volta come se fosse ieri!

Era un caldo pomeriggio d’estate in cui il sole splendeva alto nel cielo sereno. Io, dopo aver accompagnato la mamma a fare la spesa, chiesi a papà di passare il pomeriggio alla piazza dove solitamente si svolgeva il mercato, insieme alle mie amiche. Quello fu il giorno in cui, per pura casualità lo incontrai per la prima volta.

Portava una giacca elegante con sotto una maglietta bianca semplice e dei pantaloni neri, in mano invece teneva dei guanti ed un giubbotto che sembrava davvero pesante per le temperature di quei giorni. Si avvicinò a noi affiancato da altri ragazzi fra i quali c’era  il fratello della mia migliore amica, Alice.

Il giovane dall’aria sconosciuta era un suo caro amico, in vacanza  da lui per quell’estate. Si chiamava Thomas. Passammo tutto il pomeriggio insieme ed il tempo volò, tanto che ad un tratto mi accorsi che era tardi e che se non fossi arrivata a casa entro pochi minuti mio padre si sarebbe infuriato più del solito. Il problema era che verso sera le strade erano sempre affollate di persone e quindi a  ci avrei messo sicuramente troppo. Thomas si offrì di darmi un passaggio nella sua moto dato che anche lui doveva fare ritorno a casa. Su due piedi non mi sembrò una buona idea perché era impensabile che una ragazza della mia età tornasse sola a casa con un ragazzo appena conosciuto, ma le mie possibilità erano due: accettare la proposta e non proferire parola con nessuno dell’accaduto, o scegliere di tornare a casa a piedi e beccarmi la furia di mio padre che sarebbe durata per giorni. Decisi così che la prima era la cosa “giusta” da fare.

Capii che aveva quella giacca e i guanti d’estate, per via della moto; evidentemente quella sera non sarebbe rimasto a casa e per quello si era portato il giusto abbigliamento per coprirsi.

Con un tono di voce sorprendentemente gentile mi chiese di indossare il casco che aveva, che a quei tempi non era obbligatorio, perchè voleva che io stessi al sicuro e poi, una volta saliti, mi chiese di tenermi stretta alla sua vita perché saremmo passati per una strada che gli aveva fatto conoscere il suo amico, che era una scorciatoia. Durante il viaggio, che mi sembrò durare pochi minuti, parlammo e mi raccontò che  viveva in Olandama aveva origini italiane e le estati le passava  qui nelle Marche dove da piccolino i suoi genitori lo portavano sempre. Conobbi un ragazzo che dalle mie parti era inusuale, specialmente nei suoi modi di fare; anche osservandolo quel pomeriggio notai che con noi ragazze era educato e non si permise mai di fare una battuta a sfondo sessuale o che ci mettesse in imbarazzo, che evidenziasse la superiorità degli uomini di quei tempi.

Quella sera la passai liscia, raccontai che Alice si era sentita male e che il mio ritardo era dovuto a quello.

Nei giorni successivi, durante la stagione estiva, quando mi era possibile uscire, Thomas era puntualmente con noi, e passare del tempo con lui, mi rendeva felice.

Un giorno chiedemmo ai nostri amici di coprirci, in caso i miei genitori avessero chiesto e ci  allontanammo per un po’ dal gruppo.

Facemmo una passeggiata interminabile e un leggero venticello molto piacevole si stava alzando; parlammo di ciò che ci piaceva fare nel tempo libero e mi ricordo bene che ridemmo molto,   c’era una connessione speciale tra noi, e questa cosa delle emozioni strane, che io, da ragazza diciassettenne non avevo  ancora mai provato; ci tenemmo per mano e quando iniziai a sentire più freddo mi diede la sua giacca e, come sempre, mi accompagnò a casa. Non sapevo che quello sarebbe stato il nostro ultimo viaggio insieme e solo quando arrivammo sotto casa mia mi disse che il giorno seguente sarebbe partito… Mi si ruppe il cuore in mille pezzi e una lacrima bagnò la mia guancia, ma subito Thomas me la asciugò. Segnammo quel nostro ultimo attimo insieme con un bacio, caldo e dolce,  che mi  scaldò il cuore e inevitabilmente un’altra lacrima rigò la mia faccia.

C’eravamo solo noi e il resto non importava. Mi ero legata a quel ragazzo come mai avevo fatto con nessuno e l’idea di non vederlo più era insopportabile; ogni istante con lui sembrava essenziale. Poco prima di andarsene tirò fuori dalla tasca di quel suo  giubbotto una foto;  quella foto che oggi ho ritrovato in soffitta, che lo ritrae proprio in sella alla moto che per quei tre mesi ci ha uniti.

Quella notte non chiusi occhio neanche per un istante, sentivo un enorme vuoto  dentro,  perchè per i successivi  mesi non l’avrei più rivisto.  Ci speravo davvero tanto, chiesi ogni giorno anche al fratello di Alice se avesse sue notizie, ma sembrava non volermi dire nulla. Nessuno voleva  darmi sue notizie e giorno dopo giorno il mio animo si logorava sempre più, fino a quando un giorno che sembrava uno come gli altri, al tramontar del sole, mi arrivò la notizia che mai avrei voluto ricevere: Thomas era morto in un incidente stradale mentre  stava tornando da me. Era come se il mondo mi stesse cadendo addosso. Persi colui che ancora oggi ricordo con grande gioia, il ragazzo che rese la mia estate 1969 una delle più belle  di tutta la mia vita. Ritrovando quella foto, mi scende ancora qualche lacrima.

Mi sono divertita a scrivere questo racconto, nonostante comunque sia stato inizialmente difficile dare un ordine alle idee che avevo in testa. Però alla fine sono fiera del risultato e spero che il mio racconto venga scelto per la selezione dell’ebook.

 

di Giulia Pollice.

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