Lavagne e Corridoi

Sabina Guzzanti incontra gli studenti per “La Trattativa”

24 Feb , 2015  

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Un pomeriggio si tratta la mafia a scuola con Sabina Guzzanti: riscatto per nessuno

Un pomeriggio di febbraio. Aula Magna dell’istituto Superiore “Podesti-Onesti” di Ancona. Non si parla di come organizzare l’assemblea di Carnevale o di cosa fare il sabato sera, ma della trattativa Stato-mafia con un’ospite eccezionale: Sabina Guzzanti, lei che la satira l’ha messa a servizio della politica ma che in questa occasione ci propone il suo ultimo film di denuncia, “La trattativa”.

L’incontro è stato realizzato con la collaborazione del Collettivo Studentesco Ancona, una realtà giovanile attiva ed attenta alle questioni politiche e sociali della città. Il film è un documentario sui generis, che mescola spezzoni di repertorio giornalistico-televisivo, interviste fatte dalla Guzzanti ed episodi messi in scena da un gruppo di attori che recitano nel ruolo del mafioso, del capo della polizia e dei funzionari dei servizi segreti, dell’assassino, della vittima, del magistrato, del pentito.

Nel film ci sono tutti i protagonisti della mafia, dell’antimafia e della politica. Lo spazio politico meno pulito che scorre di fronte ai nostri occhi è quello in cui legalità e illegalità si toccano, generando situazioni ambigue e oscure non compatibili con lo Stato di diritto che regola i rapporti nella nostra democrazia. I protagonisti che abitano questa zona al confine tra legale e illegale sono personaggi pubblici come il colonnello Mori, il ministro dell’Interno Nicola Mancino, l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, il pentito Spatuzza. Ma accanto a queste figure abbiamo anche individui coraggiosi: come i giudici Falcone e Borsellino, ai quali la mafia ha strappato la vita; il giudice Scarpinato, oggetto di minacce; e poi gli uomini che sono stati uccisi e che appartenevano alla società civile, da Peppino Impastato, giornalista, poeta lucido, e determinato antagonista di Cosa Nostra a Cinisi (Palermo), a Don Pino Puglisi, eorico sacerdote antimafia che con una punta di coraggiosa autoironia amava definirsi “un rompiscatole”.

Tra tutte le ricostruzioni dei soggetti che appaiono nel film, colpisce lo spettatore l’interpretazione di Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo “don Vito”. E’ una interpretazione fedele e precisa, quella di Ciancimino junior, testimone di giustizia che ha avuto un ruolo chiave in diversi processi, ma che è stato anche indagato per calunnia, concorso in associazione mafiosa e concorso in riciclaggio di denaro.

Suo padre Vito Ciancimino fu uno dei primi protagonisti della trattativa tra Stato e mafia, che seguì l’estate sanguinosa del 1992. In quegli anni lo Stato, per mezzo dei carabinieri del Ros guidati dal colonnello Mori, cercava di capire le intenzioni di Cosa Nostra, per poterle controllare. Fin dove si sia spinta l’operazione di comprensione, non sappiamo. Gli autori del film si interrogano sulla questione che spesso si ripresenta in politica, ovvero su quale tipo di rapporto debba tenersi con il mondo dell’illegalità nel momento in cui questo fa delle richieste allo Stato. Emblematico, in tal senso, il caso del famigerato “papello” stilato da Totò Riina in quegli anni a ridosso del ’92, o, al di fuori di questioni di mafia, i casi dei sequestri della giornalista Giuliana Sgrena, rapita e rilasciata nel 2005 dalla Jihad islamica in Iraq, a Bagdad, e delle cooperanti Simona Pari e Simona Torretta, anche loro rapite da un commando in Iraq e poi liberate, nel 2004.

E’ lecito il pagamento del riscatto? E poi, viene effettivamente pagato un riscatto? E di quali somme di denaro? Perché anche questo è trattativa, o no? E l’impressione è che il cittadino comune non conosca mai tutto quel che lo “stato-padre” fa per il suo bene.

Il film è ricco di riflessioni e di informazioni particolari. Poco nota è per esempio la storia del pentito Luigi Ilardo, boss mafioso di spicco della famiglia di Caltanissetta, che come confidente del colonnello del Ros Michele Riccio portò i carabinieri fino a Bernardo Provenzano. E poi venne ucciso. Perché la mafia non perdona chi se ne allontana.

Le fonti documentali e orali raccolte sono confezionate con un tocco leggero, lucido e fiero, tutto per puntare al raggiungimento della verità. C’è il coraggio di chi invita ad andare dietro le quinte, consapevole che l’immediata conseguenza è “che la realtà ci crolli sotto i piedi”: proprio questo sosteneva, con amarezza, un giovane spettatore durante il dibattito con la Guzzanti.

In sala, infatti, una parte del pubblico era rappresentata da persone vissute nella Prima Repubblica, che hanno assistito al passaggio post-Tangentopoli verso la Seconda Repubblica. Accanto a queste, sedevano i giovani della generazione che non ha conosciuto per esperienza diretta i temi del film, a cominciare dalla trattativa, appunto.

Nonostante le inquietanti e amare verità che emergono nel film, ci rincuora e dà speranza il fatto che tale evento e l’incontro con Sabina Guzzanti siano stati organizzati dai ragazzi. Che l’hanno fatto per parlare a scuola di mafia e politica, senza paura e con tanta curiosità e desiderio di imparare. E di provare a cambiare le cose.

 

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