lettere dalla quarantena

Cari genitori

5 Mag , 2020  

Cari genitori,

non so esattamente perché vi scrivo, forse per un bisogno intrinseco di dirvi semplicemente GRAZIE. Grazie per la vostra costante collaborazione, per la vostra instancabile partecipazione; grazie perché ci siete sempre, tutte le volte che ho bisogno di voi; grazie perché mi avete dato fiducia e in tante occasioni avete agevolato il mio lavoro; ma, SOPRATTUTTO, GRAZIE per come avete educato i vostri figli verso i quali io provo una profonda ammirazione.

Perché?

Potrei usare tante parole scontate: perché sono educati, perché sono rispettosi delle regole, dei ruoli, delle persone. Ma questo, credetemi, non è esattamente ciò che li rende ai miei occhi adolescenti speciali. Io ammiro i vostri ragazzi perché in ognuno di loro scorgo una bellezza che è davvero unica e irripetibile, la bellezza di chi apre gli occhi al mondo ed ogni giorno racconta qualcosa di sé, con un gesto, un sorriso, una battuta; anche con l’arroganza e la presunzione tipica dell’adolescenza. Io ammiro la loro tenacia ad aprirsi un varco per dire “ci sono, esisto”, ognuno a modo suo, con i silenzi o con un grido, con parole timide o spavalde, magari nascondendo la propria fragilità, le proprie paure; impacciati o sicuri, i vostri figli sono sempre meravigliosamente leali, con la freschezza della loro età, i loro volti puliti… Loro non lo sanno, ma io che sono adulta, che sono la loro insegnante, mentre tento di aiutarli a crescere, mi arricchisco e cresco a mia volta ogni istante che li ho di fronte, perché un rapporto sano, leale, vero è sempre un reciproco dare e ricevere.

Ognuno di loro è quell’essere unico e singolare che non è e non sarà mai identico a qualcun altro, ma è proprio in questa unicità che risiede la magia: è che a volte gli adolescenti non sanno di essere magici. E’ la frase che gli ripeto spesso in classe, perché è importante che anche loro imparino a riconoscere e ad ammirare la loro bellezza.

In questo periodo così complesso, anomalo, quasi sospeso tutti noi cerchiamo di dare un senso ad una quotidianità che ha assunto il volto della straordinarietà. Viviamo in una dimensione nuova che ci impone di reinventarci, ci spinge a ricercare nuovi equilibri e nuovi significati.

Per noi adulti non è facile, per i vostri figli, per i miei alunni, per tutti gli adolescenti è ancor più difficile. Forse per questo motivo mi sento ancora più responsabile insieme a voi nei loro confronti. Perché il mio lavoro ha innanzitutto il delicato compito di aiutare i giovani a costruire se stessi, per permettergli di affrontare il futuro in modo consapevole, per regalargli l’opportunità di dimostrare realmente chi sono. Per qualcuno diventa anche una possibilità di riscatto. Tuttavia non sempre i ragazzi sanno chi sono e, come ripeto spesso in classe, se non sai chi sei non sai nemmeno cosa vuoi. Per questo è importantissimo insegnare loro a VEDERE con gli occhi di chi ha imparato a capire. E, in questo momento, fondamentale è capire che la vita, con i suoi imprevisti, le sue tragedie, i suoi imperativi chiede a tutti noi di essere forti e responsabili.

Penso che per i nostri ragazzi ciò debba tradursi nello sforzo abnorme di trasformare questo periodo in qualcosa che non sia un vuoto a perdere, una perentesi entro la quale da un lato plasmare nuovi spazi, nuove esperienze, nuove emozioni, dall’altro valorizzare ciò che in altri tempi, quelli cosiddetti normali, tutti noi abbiamo trascurato.

Vi assicuro che da ciò che i vostri figli dicono e scrivono questa cosa l’hanno capita, se non altro l’hanno colta, perché sono ragazzi sensibili e perché, se guidati, sanno riflettere e cogliere ciò che magari a molti altri sfugge. Ma sono giovani, ancora troppo giovani e fragili; per questo è importante che noi adulti, in un modo o nell’altro, ci siamo sempre, perché loro hanno bisogno di una presenza, magari discreta, silenziosa, e tuttavia tangibile.

E’ la nostra sfida più grande. Essere genitori non è certo facile, neanche essere un’insegnante è così semplice e scontato. Voi ed io abbiamo una cosa in comune: la responsabilità di trovare le parole giuste affinché le parole siano capaci di schiudere mondi, di aprire varchi, di creare ponti, perché le parole, gli incastri di parole, la scelta delle parole non devono mai essere casuali. Solo così diventano strumenti di confronto, di interscambio, di arricchimento. I ragazzi, tutti, hanno veramente un tremendo bisogno di parole. Parole e silenzi. Parole e musica.

Sbagliare le parole significa talvolta strappare, ferire, annientare, distruggere. Le parole lasciano i segni, più dei gesti, per sempre. Ecco perché dico sempre a tutti che il lavoro dell’insegnante è tanto faticoso. Perché con i ragazzi bisogna sempre trovare le parole, quelle giuste, quelle che servono quando hanno bisogno di una carezza e quelle altrettanto necessarie quando hanno bisogno di essere strattonati affinché si ridestino, ritrovino la giusta via. Non è affatto facile. Ma se ci riesci, allora puoi dire di aver vinto, perché sai che le tue parole sono diventate una possibilità di ascolto e di condivisione. Permettetemi un vezzo intellettuale: condividere deriva dal latino cum e dividere, dividere qualcosa con qualcuno, ossia avere con l’altro qualcosa in comune, e questa è la più grande conquista di un insegnante.

In fondo anche questa lettera, forse, nasce da un desiderio di condivisione.

Voi genitori tante volte avete usato per me belle parole: parole che io conservo gelosamente perché mi fanno sentire ogni giorno orgogliosa di aver scelto questo lavoro, che amo terribilmente e per il quale ho fatto tanti sacrifici. Anche per questo volevo dirvi grazie.

E un GRAZIE speciale è per i vostri figli, per ciò che sono e per ciò che mi regalano con la loro meravigliosa innocenza.

Spero di non essere stata pedante o mielosa (odio le cose sdolcinate!).

Vi abbraccio tutti.

Una prof.

 

 

 

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